Prospects

“I want to give back to the country that saved me and to the people I want to show that I’m glad you saved me. I would like to do so much for this community that really gave so much to us.”

This fragment of an interview with a Senegalese student opens up a vision of the future that intertwines an individual dimension with a collective one. A womb that is also a world. The micro and the macro overlap. In space but also in time, between geological eras and the throbbing of instants.

The future is perceived as hovering between threat and hope: between a bone white, fossil, dead and the colors of pulsating life. Between stone and sap. Between a land that risks desolation and the possibility that we still have of watering  it and saving it. Provided that we cultivate reciprocity and mixing, not only between those who come from different cultures, but also between human beings in general and the ecosystems in which they live.

Prospettive

“Voglio dare al paese che mi ha salvato e alle persone voglio fare vedere che sono contento che mi avete salvato. Io vorrei fare tanto per questa comunità che veramente ha dato tanto a noi.”

Questo frammento di un’intervista ad uno studente senegalese apre ad una visione di futuro che intreccia una dimensione individuale ad una collettiva. Un grembo che è anche mondo. Il micro e il macro si sovrappongono. Nello spazio ma anche nel tempo, tra ere geologiche e palpiti di istanti.

Il futuro è percepito come in bilico tra minaccia e speranza: tra un bianco osseo, fossile, morto e i colori della vita che pulsa. Tra pietra e linfa. Tra una terra che rischia la desolazione e la possibilità che ancora abbiamo di irrorarla e salvarla. A patto di coltivare reciprocità e mescolanza, non solo tra chi proviene da culture diverse ma anche tra gli esseri umani in generale e gli ecosistemi nei quali vivono.

Prospects

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