Europe through screens

Europe through screens

The door of Lampedusa. The door to Europe. The threshold that should open to a new life. Here it is, it is within reach, or rather, it is held between the fingers, like something possessed, something reached. And sanctioned as real by the ever-present click. Or perhaps, instead, between your fingers there is a magical object that transfigures reality? That projects onto it the desire of the onlooker. The gateway is a telephone. The interface that often shows those who are far away a Europe that doesn’t really exist. A simulacrum. The “bricks” of which are (also) the millions of selfies sent obsessively by migrants to show home that they have made it. But in doing so, they feed the mirage of a postcard Europe, which has no correspondence in reality, a promised land, a myth.

Europa attraverso gli schermi

La porta di Lampedusa. La porta dell’Europa. La soglia che dovrebbe aprire ad una nuova vita. Eccola, è a portata di mano, anzi è proprio tenuta tra le dita, come qualcosa di posseduto, di raggiunto. E di sancito come reale dall’immancabile scatto. O forse, invece, tra le dita vi è un oggetto magico che trasfigura la realtà? Che vi proietta sopra il desiderio di chi guarda. Il varco è un telefono. Quella l’interfaccia che spesso mostra a chi è lontano un’Europa che in realtà non esiste. Un simulacro. I cui “mattoni” sono (anche) i milioni di selfie inviati ossessivamente dai migranti per dimostrare a casa di avercela fatta. Ma così facendo, si alimenta il miraggio di un’Europa da cartolina, che non ha corrispondenze nella realtà, una terra promessa, un mito.

Europe Through Screens

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